Il taglio ai maxi-stipendi pubblici è incostituzionale. Così non si cambia

Il taglio ai maxi-stipendi pubblici è incostituzionale. Così non si cambia
di Davide di Santo

Nel Paese delle corporazioni e dei “diritti acquisiti” non solo è impossibile tagliare privilegi e distorsioni, ma è addirittura incostituzionale. La Corte costituzionale, infatti, ha bocciato il decreto legge sulla manovra economica 2011-2012 contenente il taglio per i dipendenti pubblici con stipendi superiori ai 90mila euro lordi del 5% per la parte eccedente questo importo. Per le retribuzioni al di sopra dei 150mila euro la stretta avrebbe riguardato il -10% della parte eccedente. La Consulta ha detto no anche ai mancati versamenti di indennità e conguagli ai magistrati e al contributo di solidarietà introdotto nel 2011 per i dipendenti pubblici che guadagnano più di 90mila euro.

Salve le indennità dei magistrati. I giudici hanno sottolineato l’illegittimità del decreto nella parte in cui dispone che ai magistrati non possano essere erogati gli acconti 2011, 2012 e 2013 e il conguaglio del triennio 2010-2012, oltre alla parte in cui si dispone una riduzione dell’indennità speciale negli anni 2011 (15%), 2012 (25%) e 2013 (32%). Tutto questo mentre i normali lavoratori dipendenti si sono visti allontanare o ridurre la pensione senza colpo ferire. A sollevare le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto 78 del 2010 erano stati i Tar di undici Regioni: Campania, Piemonte, Sicilia, Abruzzo, Veneto, Umbria, Sardegna, Liguria Calabria, Emilia Romagna e Lombardia.

La sentenza: si sono passati i limiti. “Nel caso di specie i ricordati limiti tracciati dalla giurisprudenza di questa Corte risultano irragionevolmente oltrepassati”, si legge nella sentenza. “La normativa non può considerarsi una riduzione delle retribuzioni, come sostiene l’Avvocatura dello Stato” ma “un’imposta speciale prevista nei confronti dei soli pubblici dipendenti”. E “pure considerando al giusto la discrezionalità legislativa in materia, la norma impugnata si pone in evidente contrasto con gli articoli 3 e 53 della Costituzione: l’introduzione di una imposta speciale, sia pure transitoria ed eccezionale, in relazione soltanto ai redditi di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione viola, infatti, il principio della parità di prelievo a parità di presupposto d’imposta economicamente rilevante”.

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